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Come di consueto, ero ferma alla stazione ferroviaria
ad aspettare il treno che mi avrebbe portata al lavoro, quando una
signora mi si avvicinò e mi chiese se era proprio quello il binario
giusto. Risposi di si. Il treno arrivò e salimmo.
Si mise seduta davanti a me e a quel punto un mare
di parole mi sommerse. Cominciò a parlare ininterrottamente di sé,
del marito, di tutti i suoi parenti vivi e defunti, di tutte le cose
che le erano accadute nel corso degli anni, specie di quelle più
drammatiche, perdeva il filo del discorso e ricominciava a dirmi le
stesse cose: sembrava una diga a cui si fossero rotti gli argini.
La testa mi faceva male, non avevo più energie,
provavo solo un malessere terribile. Poi, come Dio volle, arrivò
alla sua fermata, mi salutò e scese dal treno. Appoggiai la testa al
finestrino e pensai che l'incubo, un incubo durato sessanta
lunghissimi minuti, era finito.
Marianna |
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